Monocromie plastiche

 

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Nella cifra  stilistica  di  Elio Scuderi  emerge una  chiara  volontà di percezioni  plastiche e cromatiche, una energia che sprigiona quell’idea di una comunicazione spaziale, il gesto come forza e segno di una realtà altra e oltre.

Nei suoi frammenti pittorici emergono tensioni anatomiche, velate da tessuti cromatici,  un croma emozionale,  un abbraccio, una azione ancestrale, un gesto come microcosmo di una universalità, non a caso ogni traccia di colore filtra questa essenza/presenza di una corporalità in tensione, una ricerca spasmodica ma silente di una comunicazione etica e non solo visiva.

Un artista che supera nella sua estenuante produzione visiva gli schemi di una  iconografia accademica, una ricerca  che si dirige verso le estreme emozioni e tensioni dello spazio pittorico, una indagine tattile e monocromatica che invita alla forza del puro colore come fisicità dell’essere, frammenti corporei come cromie di una visione poetica ed emozionale.

Nella  forza e tensione-cromatica presente nelle opere di Elio Scuderi emerge una astrazione ridefinita, che rievoca quella metafisica della luce presente nell’aura pittorica americana, vicino alle grandi monocromie astratte di Peter Halley, che Demetrio Paparoni rilegge come “coscienza del valore simbolico della divisione geometrica dello spazio”.

Anche se le forme plastiche e cromatiche del nostro artista dialogano con il corpo e il gesto dell’umano, esplorano una spazialità che supera la mera superficie pittorica e rievoca valori extraiconografici, monocromie aggettanti che sicuramente testimoniano la sperimentazione novecentesca delle superfici materiche del Nouveau Réalisme di Klein, tra il monocrome e le antropometrie, la tensione del colore e il volume della materia. Il giusto equilibrio tra la concettualità astratta e il minimalismo artistico, nei frammenti pittorici di scuderi emerge il senso puro della forma, tra geometria e croma, quell’essenza del colore che l’artista anglo-indiano Anish Kapoor traduce in “estrema povertà dei materiali e l’assoluta semplicità della forma”.

Il colore dipinto, è sicuramente l’essenza di questo nostro artista, quella polisemia cromatica, la variabilità fenomenica del colore, che quasi sempre implica sensazioni tattili, olfattive,  termiche se non emozionali, dal modo di vedere di un artista  scaturisce la sua cifra stilistica, la sua sinestesia universale,  “i suoi scrupolosi iconici dell’immagine…o la sua libertà aniconica”. 

La pura teoria del colore di Scuderi ci conduce all’essenziale  visione della Natura, quella intrinseca percezione cromatica, a quella percettiva sensazione emozionate del sublime, intesa come  immaginifica  visione totalizzante dell’Essere, la sperimentazione vorticosa di un Turner contemporaneo, dove la cromia della visione naturale si traduce in colori dinamici e termici, quella pura Teoria del colore di Goethe, dove forme umane di materia larvale o astratta si avvolgono ad un vortice di luce.

Astrazione e purezza cromatica sono i principi fondanti della tavolozza di Scuderi, dove la condizione semantica dell’artista, il suo concetto, si trasmuta in vibrazione e pura liberta di colore e forma.

Michele Romano

Accademia di Belle Arti di Viterbo

 

 

 
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